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Una Mancanza che si fa Notare

Quando parli di Canottaggio senti un morso allo stomaco, gli occhi si riducono ad una fessura, la tua mente vola a tutte quelle immagini che ti tengono incollato all’amore per uno sport senza tempo. Il più grande problema da porsi, però, è come far provare questo sentimento anche a chi il Canottaggio lo conosce solo perché almeno una volta nella vita ha sentito parlare degli Abbagnale. Gli stessi che, sicuri, si complimentano con te perché fai canottaggio, “quel faticosissimo sport che si fa sulle canoe”. Ecco, forse è ora che ci rivolgiamo a queste persone, alle grandi masse, tentando di spiegare che no, la canoa è un’altra cosa e che quel bell’uomo di Antonio Rossi non fa canottaggio.

Il settore Comunicazione della FIC, appena rinnovato, ha iniziato bene il proprio lavoro, partendo da quel portale federale che, diciamocelo, prima era davvero inguardabile. Non che oggi sia da prendere d’esempio come sito spettacolare, ma almeno è graficamente carino e piuttosto funzionale. La parte più importante, però, viene adesso: fermarsi al rifacimento del sito sarebbe alquanto sciocco e sono sicuro che chi prende in mano le redini di una parte fondamentale del Canottaggio Italiano lo sappia bene.

L’aspetto che, però, lascia un po’ con l’amaro in bocca è che si sia arrivati agli appuntamenti più importanti della stagione senza poter respirare quella brezza di “nuovo” tanto agognata all’indomani delle elezioni di dicembre. Il vento delle novità, per la FIC, è legato in maniera indissolubile alla Comunicazione.

A dirla tutta, ci saremmo aspettati del materiale promozionale, dei manifesti, delle locandine: qualcosa di semplice, insomma, ma di sicuro effetto, un po’ come fatto dalla Canottieri Varese per il Festival dei Giovani di quest’anno. Qualcosa attraverso cui iniziare a rinnovare l’immagine del Canottaggio Italiano e, con essa, la sua percezione verso i giovani in primis. Un modo innanzitutto per veicolare il nuovo logo, altra felice intuizione della nuova FIC.

Ad oggi, ancora niente. Che il lavoro sia oggettivamente tanto, lo si sa. Però, per essere sinceri, un piccolo segnale di vitalità forse era il caso di darlo.

La cosa più importante però è un’altra: se parliamo di nuoto, chi viene in mente? Federica Pellegrini.  Pensiamo al pattinaggio? Carolina Kostner. Tuffi? Tania Cagnotto. Scherma? Valentina Vezzali. L’elenco è lungo. Purtroppo in questa lista manca il canottaggio.

Ecco la vera necessità, quella che appare chiara nella mente esaminando il problema a fondo. Oggi nessuna campagna pubblicitaria può basarsi sulle scritte: serve l’immagine, quella che colpisce, l’immagine raffinata ma allo stesso tempo forte, decisa.

Al canottaggio serve una testimonial.

Rossano Galtarossa è l’icona del nostro movimento, un simbolo che tutti ammiriamo e stimiamo. A livello comunicativo colpisce e i servizi e le interviste su Sky Sport lo dimostrano. Credere che Rossano sia, da solo, la soluzione a tutti i problemi sarebbe però un’utopia.

Dobbiamo trovare una testimonial tra le nostre ragazze. Come deve essere? Carina, innanzitutto. Ma anche intelligente, spigliata e decisa. Va seguita e non lasciata allo sbando e la Federazione deve investire su di lei. Una domanda sorge spontanea: non si rischia, in questo modo, di usare questa ragazza come un oggetto? Non si rischia di mercificare la persona? La risposta è no. Per un semplice motivo: la volontà. Se tutti insieme vogliamo che il Canottaggio abbia risalto e se la ragazza in questione avrà voglia di mettersi in gioco, non sarà merce, ma protagonista. Veicolerà lo sport ponendo se stessa al centro. Come fa la Pellegrini.

Una piccola avvertenza: se questa modesta opinione verrà presa in considerazione e si dovrà operare una scelta, che sia fatta almeno secondo i criteri dell’obiettività. Purtroppo non tutti possono ergersi a ideale estetico.

Fabio Marcellini

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