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Intervista ad Al Morrow

Ospite d’onore per gli schermi di CanottaggioVero, Al Morrow, uno dei migliori allenatori mondiali traccia un quadro generale del canottaggio internazionale. L’incontro, avvenuto sulle rive del Lago di Comabbio, ha offerto una grande opportunità di dialogo con il responsabile del settore femminile del canottaggio Canadese. Grande felicità da parte di Al Morrow, nessuno infatti lo aveva mai interpellato durante questo lungo raduno italiano.
Un’occasione che non si poteva lasciare sfuggire e che permette al canottaggio nazionale di poter confrontare pareri e idee evitando la fossilizzazione su degli ideali, magari antiquati, che caratterizzano solo l’Italia.
Il tutto è stato possibile grazie al rapporto stretto con Morrow direttamente in Canada presso il centro federale. Uscite in catamarano, colazioni con salsiccia e frittata, condivisione della passione dello sport del remo hanno permesso di stringere un rapporto che ha garantito un clima di amicizia durante l’intervista. Nessun freno nel dare le risposte, non sono mancati neanche i pronostici sul prossimo Mondiale Assoluto. Nemmeno la scaramanzia ha fermato il vulcanico Al Morrow.




Quando ti trovi davanti 8 Olimpiadi riassunte in un solo uomo il timore reverenziale si fa sentire piuttosto distintamente. Poi però due occhi di ghiaccio e un viso che sprizza simpatia ti sorridono e, senza nemmeno finire di dire “Cheers”, una lattina di Fanta finisce quasi in un sorso.

Al Morrow è così, le sue glorie valgono solo come esperienza da donare agli atleti e non come piedistallo per sollevarsi da terra: ti senti a tuo agio perchè lui non fa altro che mettersi a proprio agio.
Il Presidente del Comitato di Lombardia Antonio Bassi, a Corgeno per fare gli onori di casa, dopo averci presentati mi lascia discretamente da solo con il mio ospite.

“A pochi giorni dal Mondiale ci concentriamo solamente sulle uscite in barca: due sedute d’allenamento, una alle 8 del mattino e una alle 4 del pomeriggio”.
Sembra quasi anticipare la mia domanda vedendo il mio sguardo incuriosito verso l’8 canadese che rientra al pontile della Canottieri Corgeno.

Approfitto dell’argomento e mi faccio raccontare come vivono questo raduno: “Generalmente una delle due uscite, quella del mattino, prevede molta intensità e un lavoro duro, mirato al fatto che la maggior parte delle gare del nostro team saranno al mattino. Al pomeriggio invece il lavoro si basa sulle grandi distanze, un lavoro di fondo che prevede molta tecnica. Lavoriamo molto anche sulla concentrazione in vista dell’appuntamento di Poznan che ormai è alle porte. Per il resto però i nostri atleti hanno modo di rilassarsi in Hotel, con computer, giochi o anche passeggiate, per allentare un po’ la pressione e non farsi divorare dalla tensione”.

Un clima di giusto relax, insomma.
“Certo. L’allenamento non eccessivamente intenso a livello quantitativo (questa settimana faremo poco più di 150 chilometri in tutto), unito alla bellezza e alla tranquillità di questo posto permette di svolgere un ottimo tipo di lavoro”.

Non resisto a soddisfare una piccola curiosità: per quanto riguarda il cibo avete dato indicazioni particolari all’Hotel?
“Assolutamento no. Il cibo è completamente italiano, perchè il vostro è uno dei migliori in assoluto. E’ un mangiare ottimo anche per gli atleti. Mi spiace solo per i pesi leggeri, che non possono godersi pienamente questa eccellente cucina per via dei limiti di peso”. Sorride divertito proprio mentre passa una delle atlete p.l. che lo guarda di traverso.

Non riesco a non farmi coinvolgere dall’atmosfera che regna in questo team. Non sembra una comune intervista, piuttosto un vero e proprio dialogo interessato tra due persone comuni.

Il canada è una delle migliori realtà del Canottaggio Internazionale. Qual è il segreto? Di chi è il merito?
“Credo che il nostro fondamentale punto di forza sia il sistema societario che abbiamo. Ottimi Club, buone Università e continue competizioni tra le varie realtà: per esempio il “Canadian University Championship” e la “Canadian Henley Regatta”. Tutto ciò rappresenta un forte richiamo anche per i giovani canottieri, che si vedono coinvolgere in un mondo completamente unito nei suoi diversi aspetti.
Altro punto importante è la Storia del nostro Canottaggio Nazionale: il nostro sport è tra i tre più medagliati in patria per quanto riguarda le Olimpiadi, insieme a Nuoto e Atletica. La gente sa che il Canottaggio Canadese è uno sport di successo e che entrando a farne parte si possono raggiungere alti livelli.
Credo, però, che la parte più importante sia in fondo la stabilità del nostro settore tecnico: ci sono diversi veterani che da anni ormai sono allenatori o responsabili. Questo garantisce continuità e unito alla grande disponibilità di acque e al lavoro impostato dai nostri seppur pochi club (in tutta la Nazione non superano i 150), ci permette di ricavare il miglior risultato sfruttando le poche risorse a disposizione".

Risorse che non possono certamente prescindere da una politica rivolta ai giovani. Ricordo ad Al una frase che ho letto sul sito della Federazione Canadese, dove si sottilinea l’importanza di affiancare le nuove leve ai vogatori più esperti. La sua faccia sembra però smentire, almeno in parte, questo assunto.
“Non sempre è possibile” mi risponde. “Uno dei maggiori problemi è che in Canada, forse più che in altri Paesi, i ragazzi si avvicinano tardi al Canottaggio. Non abbiamo molti vogatori tra i 12 e i 14 anni. La “fascia d’ingresso” per la maggior parte dei canottieri è tra i 16 e i 20 anni: tanti arrivano già formati, molti sono già degli ottimi atleti provenineti da sport come nuoto, sci di fondo e atletica. Abbiamo quindi ottimi atleti, ma dobbiamo sopperire in poco tempo al gap tecnico. Certo il nostro “coltivare i giovani” passa anche per l’unione tra canottieri più “anziani” ed esperti e giovani vogatori, come dicevi: ancora una volta, l’obiettivo da tenere sempre presente è capire quali sono le nostre risorse per poi sfruttarle al meglio, però dipende da molti fattori, un anno può essere vero e l’anno dopo no.
Per lo stesso motivo,comunque, tendiamo a puntare sulla qualità, cercando di selezionare attentamente gli eventi da affrontare a livello internazionale e preparando quelle poche barche (magari 7 o 8, non di più) al meglio”.

Si passa a parlare di preparazione in vista dei grandi appuntamenti internazionali e così la virata verso Poznan è automatica.
Pensando al Mondiale, quali sono le sensazioni, gli obiettivi e le barche su cui puntate maggiormente?
Le sensazioni sono più che buone. Di sicuro l’8 maschile, secondo all’ultima Coppa del Mondo, è uno dei favoriti per un posto in medaglia: forse anche una medaglia d’oro, perchè no?! Abbiamo anche due doppi p.l. molto forti, sia quello maschile che quello femminile, su cui puntiamo tanto e in loro riversiamo grandi speranze per il successo finale".

Racice, Vichy, Brive, Poznan: il Canottaggio 2009 è tutto Europeo. Come vedete questa situazione voi che provenite da un altro Continente?
E’ sempre una sfida per noi: il canottaggio è prettamente “Europa-centrico”. La maggior parte delle Nazioni più forti e delle competizioni più importanti sono in Europa e questo significa che dobbiamo venire nel Vecchio Continente almeno due volte l’anno.
In questo senso, ci adattiamo al modello Europeo anche sviluppando un sistema che preveda competizioni continue anche a livello dei singoli club, per sopperire alla mancanza delle molte gare che vedono invece coinvolte alcune nazioni europee al loro interno.
Abbiamo cercato di creare un sistema che preveda un approccio molto competitivo all’allenamento, in modo da compensare le nostre caratteristiche nazionali agli standard agonistici internazionali.
E’ una continua sfida per le nazioni al di fuori dell’Europa. Noi cerchiamo di adattarci anche promuovendo questi camp in Italia, che ci servono da trampolino per le manifestazioni, come stiamo facendo ora in vista di Poznan. Ma i nostri due camp Italiani sono così adatti al nostro tipo di preparazione che speriamo vivamente di poterci tornare anche nei prossimi anni, prima degli appuntamenti di Coppa del Mondo e prima del Campionato 2011 di Bled".

Ad un tratto penso che nessuno meglio di un esperto di Canottaggio come Al Morrow può essere in grado di analizzare con estrema lucidità i diversi scenari che si affacciano nel panorama internazionale del remo. Ovviamente quello che mi interessa di più è quello azzurro.
Come vede il Canottaggio Italiano, tecnicamente e politicamente?
“Penso che sia un movimento incredibilmente forte. A volte però si ha la sensazione che si perda: a tratti fa grandi risultati e magari l’anno dopo è completamente “out”.
Sembra quasi che non riusciate ad andare oltre quella sottile linea che divide il completo successo dal più profondo fallimento. Magari alla Coppa del Mondo fate benissimo e poi vi perdete al Campionato del Mondo che è immediatamente dopo.
Lo standard, però, è estremamente elevato e l’Italia è sempre capace di schierare equipaggi davvero forti. Sono sempre stato impressionato dal Canottaggio Italiano anche per i carichi di lavoro che vengono fatti a livello di allenamento, ma soprattutto dalla continuità storica delle vostre barche.
Forse più dagli uomini che dalle donne, ma so che ora il settore femminile è uno di quelli che vede i maggiori sviluppi e sono sicuro che arriveranno presto anche i risultati”.

Italia e di conseguenza Mondo: il collegamento è facile.
Cosa non va, oggi, nel Canottaggio?
“Penso che il problema più grande sia tuttora il marketing di questo sport. E’ un problema, ad esempio, far sì che sia bello da vedere ed eccitante da seguire, soprattutto confrontandolo con gli altri sport.
Prendiamo per esempio il beach volley: eccitante da vedere, azioni rapide, musica, show continui. E’ come se le competizioni rappresentassero un grande party: è facile “vendere” uno sport così.
Il canottaggio non può certo basarsi su un ambiente raccolto e così dovrebbe cercare di rendere disponibile la gara per tutto il pubblico: intendo più telecamere, più spettacolo e anche manifestazioni e gare promozionali nel centro delle città. Qualcosa che promuova il nostro sport meglio di come abbiamo fatto finora.
Dobbiamo lavorare in questo senso anche sugli atleti: loro si sentono molto “tradizionali”, remano per 2000 metri e poi scendono dalla barca. Non pensano di poter essere scenografici o di poter coinvolgere le grandi masse di pubblico con ciò che fanno. Dobbiamo far capire loro, invece, che rivestono un ruolo fondamentale in questo processo di marketing e che senza questi presupposti il Canottaggio non andrà avanti”.

Ci pensa un attimo e poi mi fa riaccendere il registratore per aggiungere: “Non ultimo, dovremmo cercare di ridurre i costi. Alcuni bilanci sono davvero inaccettabili. E’ ovvio poi che con tutte queste spese non riusciamo a fare marketing”

Mentre metto via le mie cose lo ringrazio e lui sembra quasi sorpreso: “Sono io che ringrazio te, it was fun (è stato divertente)!”
In auto, mentre con Antonio Bassi ci dirigiamo a Gavirate per incontrare la Nazionale Australiana, penso alle volte in cui ho trovato la stessa disponibilità e apertura: poche, mi rispondo. Troppo poche. Soprattutto in Italia.


Introduzione di Luca Broggini
Intervista di Fabio Marcellini

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